AGNESE COLLE:
a t t i v i t á

VIOLINO LOVRICH FERRARI STREHLER

Violino Lovrich Ferrari Strelher All’interno, nell’etichetta si attribuisce la costruzione del violino a Giuseppe Guadagnini, Pavia 1795.

E’ costruito con un legno tipicamente bolognese, si tratta del pioppo tremulo, nome che gli deriva dalle caratteristiche foglie, tremule per l’appunto… in bolognese chiamato anche “alberaccia”, un legno che vive a lungo nelle zone alluvionali, ha la caratteristica di essere molto duro, ideale per la conduzione delle onde sonore. Questo legno era difficile da lavorare, non lo si sapeva usare rispetto al più diffuso acero.

Per questo violino è stato utilizzato sapientemente camuffandolo leggermente, quel tanto da farlo sembrare “acero croato”. Le marezzature sono larghe, nel legno distinguiamo la venatura e in questo caso è a piccoli tratti, i liutai utilizzavano queste striature come elemento di abbellimento, sono pochi gli alberi che arrivano a questi livelli. Questo violino è stato realizzato con una quantità di legno insufficiente, chi lo ha costruito ha questo bellissimo legno duro di pioppo tremulo, sa come trattarlo, però gliene manca una parte, il liutaio s’accorge che non ne ha abbastanza per la parte inferiore. Riesce a trovare altrove due pezzi di legno simili, dello stesso tipo e li aggiunge. Effettivamente sotto c’è un’aggiunta che però non può risultare troppo grande altrimenti strutturalmente non terrebbe e si noterebbe fastidiosamente , invece non solo non si nota, ma non si vede neppure da dentro. Bisogna guardarlo con molta attenzione per notare che la marezzatura…

Con la luce la marezzatura è cangiante e questa non può essere controllata da nessuno. In questo violino le due parti mancanti sono state congiunte magistralmente per far sì che la marezzatura non risulti continua, un pezzo di legno è utilizzato in un modo, l’altro pezzo in modo molto diverso, così una delle due lunette si nota, l’altra no. Un’altra componente importante è la vernice. Penso di poter affermare che in questo violino la vernice è superiore, è bellissima, grossa, poliresinosa, con resine ben amalgamate.

Guardando le zone dove è meno consumata vediamo i segni dell’essicazione della vernice che è un punto di qualità, segno inequivocabile della qualità della vernice. Qui, tipico è anche il colore ottenuto con sangue di drago, sì sì, drago! Il Calamus draco è una pianta indonesiana che fornisce un pigmento di color rosso. Per questo violino, lui disponeva di questo bellissimo sangue di drago che è ancora ben visibile anche se con il tempo è virato leggermente. Il suo rosso risulta sensibile alla luce e quindi cambia leggermente diventando marron, rossomattone o rossobologna… la qualità della vernice, il colorante impiegato, le resine utilizzate, l’alcol insieme alla trementina, tutto questo fa di questo strumento un bellissimo violino.

(M° liutaio & liutologo Gabriele Carletti, novembre 2009)


questa è la sintesi di un bel percorso per immagini e testo… che testo!
Ho conosciuto Strehler e frequentato casa Strehler, so del legame
profondo e struggente che il M° Giorgio Strehler aveva con la madre e con
questo suo strumento… so anche quanto amava le storie, ma per questa
storia, così come raccontatami da Lei, credo che Giorgio Strehler ne avrebbe
fatto qualcosa di profondamente suo, da ogni punto di vista, anche
“teatralmente” , l’avrebbe commosso, divertito, stupito e avrebbe sicuramente
fatto l’impossibile per mettersi in contatto con Lei.
Sicuramente avrebbe fatto di tutto per averla al Piccolo, durante le prove
di un allestimento e, lì seduto vicino a lui, quante volte le avrebbe
chiesto “ mi racconta, M° Carletti, mi racconta la storia del pioppo
tremulo del violino di mia mamma che, CAZZO!!!! Non so suonare … e conosco
la musica! Mi racconta ancora la storia del pioppo…”
Giorgio Strehler ne sarebbe rimasto incantato, affascinato, emozionato
e divertito! Quanta storia della sua vita e della donna che più d’ogni altra
ha amato, sua madre! Quanta della sua storia e del suo amore ( la musica,
il teatro, sua madre) avrebbe riconosciuto in questa sua storia di un violino.
Grazie M° Carletti, grazie anche per lui che io qui riconosco, ritrovo
come identità d’uomo passionale e appassionato delle storie di vita e delle
persone , uomini e donne!

Agnese Colle 0/11/2009

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